Social Network Aziendale – Pat https://www.pat.eu Infinite Solutions Thu, 31 Oct 2019 11:25:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.5.1 https://www.pat.eu/wp-content/uploads/cropped-ico-pat2-32x32.png Social Network Aziendale – Pat https://www.pat.eu 32 32 Non facciamo arrabbiare chi si occupa di comunicazione interna https://www.pat.eu/2017/chi-si-occupa-di-comunicazione-interna/ Wed, 11 Oct 2017 05:30:05 +0000 https://www.pat.eu/?p=9744/ Continuando sul filone dell’articolo precedente – Quando la tua Social Intranet non funziona – oggi parliamo delle 6 cose che fanno infuriare chi si occupa di comunicazione interna in azienda.     Ebbene sì, c’è chi queste persone le ha intervistate direttamente, chiedendogli quali sono le peggiori situazioni che capitano a chi si occupa di comunicazione interna e quali […]

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Continuando sul filone dell’articolo precedente – Quando la tua Social Intranet non funziona – oggi parliamo delle 6 cose che fanno infuriare chi si occupa di comunicazione interna in azienda.

 
 
Ebbene sì, c’è chi queste persone le ha intervistate direttamente, chiedendogli quali sono le peggiori situazioni che capitano a chi si occupa di comunicazione interna e quali fattori impediscono loro di svolgere un buon lavoro. Ecco le 6 principali cose che fanno infuriare i “comunicatori interni”.
 
 
6. Nessuno sa che cosa fà chi si occupa di comunicazione interna
E chi l’avrebbe mai detto?! Una delle cose che fà infuriare di più i “comunicatori interni” è la confusione che spesso genera il loro ruolo all’interno dell’azienda. Sembra sia una situazione abbastanza diffusa che dirigenti e responsabili non capiscano e fraintendano che cosa facciano realmente queste persone.
 
 
Si arriva, così, alla seconda lamentela:
5. Le persone perdono di vista l’obiettivo finale
Dato che molta gente non capisce il ruolo aziendale di chi si occupa di comunicazione interna, anche i risultati che questa attività dovrebbe portare diventano ambigui e poco chiari. Si diffondono infatti strane aspettative.

I “comunicatori interni” e chi si occupa di leadership pensano che le attività di comunicazione interna devono diffondere e rendere chiari i messaggi che l’azienda vuole trasmettere alle persone. Come se fossero un megafono.

Le Risorse Umane, invece, ritengono che chi si occupa di comunicazione interna è responsabile del livello di coinvolgimento delle persone.

Ma dato che nessuno sa esattamente che cosa dovrebbe fare un “comunicatore interno”, diventa difficile, per chi questa attività la svolge quotidianamente, misurare i risultati ottenuti e gli obiettivi raggiunti.

Questo disallineamento diventa ancora più evidente quando le persone coinvolte usano chi si occupa di comunicazione interna per diffondere messaggi che non sono rilevanti, creando solo confusione in termini di strategie da attuare e risultati ottenuti. Ovvio che ne risente anche il livello di attenzione del pubblico che i comunicatori hanno raggiunto o vogliono raggiungere.
 
 
4. La strategia di comunicazione interna è terribile, se non inesistente
Della serie: “Mi crei un contenuto virale?”. Mi condividi questo contenuto irrilevante e noioso?”. Oppure quando la comunicazione interna continua ad essere dall’alto verso il basso. Quando si continua a inviare troppe email interne e, soprattutto, tutto a tutti o quasi.

Una pessima strategia di comunicazione interna può rendere la vita di un comunicatore interno veramente in salita. Senza una strategia ben studiata, diventa difficile, se non quasi impossibile, coinvolgere i dipendenti e misurare i risultati ottenuti.
 
 
3. Non avere nessun metodo di misurazione e nessun dato da valutare
È difficile sviluppare una buona strategia di comunicazione interna senza dati alla mano. Molte persone, infatti, partono da semplici supposizioni.

Se non iniziamo da un’analisi della situazione composta da dati specifici, chi si occupa di comunicazione interna non sarà mai in grado di dimostrare se una strategia sta funzionando o meno. Si rischia di trascorrere un sacco di tempo in una comunicazione che non ottiene risultati. E se non si può capire o vedere il ROI che deriva da questa attività, diventa difficile giustificare il budget dedicato e il ruolo dei “comunicatori interni”.

Senza obiettivi o metriche specifiche, si finisce con indirizzare le energie in iniziative poco chiare.
 
 
2. Non essere sicuro di sé e avere complessi di inferiorità
In un’azienda in cui nessuno sa che cosa fà il “comunicatore interno”, non c’è una corretta strategia e non ci sono metodi di misurazione dei risultati ottenuti, sarà difficile trovare “comunicatori interni” che capiscano il reale contributo che danno all’organizzazione. Ne consegue che chi si occupa di comunicazione interna può diventare insicuro e iniziare ad avere complessi di inferiorità.
 
 
Ma la cosa che fà più infuriare chi si occupa di comunicazione interna è:
1. Avere pessimi contenuti
Il problema di saper cosa scrivere e come farlo è fondamentale per una strategia di comunicazione interna efficace. Se usiamo le tecniche sbagliate, addio risultati.

“The one question I get at conferences, EVERY time I speak is, ‘How can I convince management to let me do things differently.’ There’s only one way: First, you have to prove to them that what they’re currently doing isn’t working. That is research and measurement. Second, you have to show them you have a better way of doing it. That’s where best practices come in. Third, you have to show them the new way is working. That’s back to research and measurement.”
Shel Holtz, influential communications strategist, speaker, author

 
 
Comunicatori interni cosa ne pensate? Vi siete ritrovati ad affrontare una o più di queste situazioni? Vi fanno davvero infuriare? Commenta l’articolo su LinkedIN

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Quando la tua Social Intranet non funziona https://www.pat.eu/2017/quando-la-social-intranet-non-funziona/ Thu, 28 Sep 2017 05:00:34 +0000 https://www.pat.eu/?p=9613/ Perché in azienda alcune implementazioni di Social Intranet falliscono?     Le piattaforme di social intranet o social collaboration non possono essere inserite in azienda con le stesse strategie, metodologie e processi con cui vengono implementati software di CRM o ERP. Richiedono un iter differente.   È questa, infatti, una delle cause principali di fallimento dei progetti […]

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Perché in azienda alcune implementazioni di Social Intranet falliscono?

 
 

Le piattaforme di social intranet o social collaboration non possono essere inserite in azienda con le stesse strategie, metodologie e processi con cui vengono implementati software di CRM o ERP. Richiedono un iter differente.

 

È questa, infatti, una delle cause principali di fallimento dei progetti social in azienda. Il corretto iter di implementazione dei social software dovrebbe essere:
 

People first, processes second, technology third.

 
Spesso, però, accade esattamente il processo inverso. Le aziende che decidono di diventare delle social organization, vanno subito alla ricerca della piattaforma tecnologica che abbia le funzionalità adatte al progetto. Una volta trovata, la inseriscono all’interno della loro infrastruttura IT. E solo dopo pensano a come introdurla all’interno dei processi e al valore aggiunto che può portare.

Se il progetto parte in questo modo, le persone in azienda non capiranno i vantaggi che una piattaforma di social intranet può portare alla loro attività. Ne consegue che avranno la percezione di un ulteriore carico di lavoro e non la useranno, se non in minima parte.

Ad esempio, possiamo far presente loro che queste piattaforme mirano a migliorare la comunicazione e collaborazione nei team di lavoro, creando al contempo un archivio condiviso della conoscenza.

 
 

Un’altra causa di fallimento è il sovraccarico di funzionalità disponibili all’interno della piattaforma appena implementata. Più è alto il numero di funzionalità presenti, più sarà alta la confusione che procurerà alle persone. Ne consegue una scarsa adozione.

Le persone hanno bisogno di capire e percepire i reali vantaggi che l’uso delle piattaforme di social intranet possono portare. Inizialmente rendiamo, quindi, visibili solo le funzionalità più importanti e indispensabili, come gruppi di lavoro, post e archivio documenti. E non diamo per scontato che tutti abbiano già le conoscenze idonee per utilizzare strumenti social a lavoro, perché non è così.

 
 

Raccogliamo continui feedback dalle persone. Accertiamoci che tutti abbiano compreso il contesto lavorativo in cui si applica la piattaforma. Rendiamo chiari i vantaggi che porta, gli obiettivi prefissati e le regole di uso della community. Se le persone non capiscono quali problemi risolve l’uso della social intranet, la piattaforma non decollerà.

 

Le piattaforme di social intranet non devono essere implementate, perché adesso va di moda essere una social organization. Queste tecnologie devono avere degli obiettivi ben precisi che risolvono problemi specifici. Potrebbe essere utile diffondere degli esempi d’uso della piattaforma in specifici contesti o problematiche. Oppure in determinati processi o dipartimenti aziendali.

 
 

Conoscete altre cause che portano al fallimento di questi progetti social? Qual è la vostra esperienza? Commenta l’articolo su LinkedIN

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Comunicazione interaziendale: la chiave della Digital Transformation https://www.pat.eu/2016/comunicazione-interaziendale-la-chiave-della-digital-transformation/ Thu, 28 Jul 2016 09:12:01 +0000 /?p=6538 5 (buoni) motivi per cui la comunicazione interaziendale è un tema chiave della Digital Transformation Questo è ciò che recita un articolo sulla comunicazione interaziendale di Gianluigi Zarantonello su Tech Economy. Vediamo quindi i 5 motivi di Zarantonello: 1) LA VOSTRA AZIENDA È PIENA DI MILLENNIALS…E ANCHE DI CHI VIENE DOPO! “...le persone che non […]

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5 (buoni) motivi per cui la comunicazione interaziendale è un tema chiave della Digital Transformation

Questo è ciò che recita un articolo sulla comunicazione interaziendale di Gianluigi Zarantonello su Tech Economy. Vediamo quindi i 5 motivi di Zarantonello:

1) LA VOSTRA AZIENDA È PIENA DI MILLENNIALS…E ANCHE DI CHI VIENE DOPO!

“...le persone che non hanno conosciuto un mondo senza internet, cellulari, social e (presto) anche cloud sono ormai adulte, spendono e si muovono nel mondo del lavoro con un nuovo mindset e tante aspettative, anche e soprattutto sul posto di lavoro.

Zarantonello riporta un dato interessante: il 58% dei Millennials dichiara di aver lasciato il proprio posto di lavoro entro tre anni a causa dell’insoddisfazione nei confronti della comunicazione interaziendale (vogliono lavorare in gruppo e prediligono ambienti collaborativi).

Ma i millenials (le persone fra i 15 e i 35 anni) non sono l’unica nuova generazione, perché presto entrerà nel mondo lavorativo anche la generazione Z (i ragazzi dai 15 anni ai più giovanissimi), che potrebbe portare ulteriori cambiamenti in termini di digitalizzazione.

Le conclusioni di Zaratonello: proporre un’organizzazione che punti ad incrementare uno scambio aperto potrebbe risultare utile a qualsiasi generazione presente in azienda, valorizzando allo stesso tempo le aspettative dei più giovani.

2) BENVENUTA COMPLESSITÀ, DOVE NESSUNO PUÒ FARCELA DA SOLO

Siamo nel periodo dei big data e il sistema è diventato talmente complesso che nessuno può farcela da solo e imparare a gestire questo contesto è un fatto di sopravvivenza. E serve collaborare.

Sembra fin troppo banale dire che i silos non dovrebbero avere più cittadinanza nelle organizzazioni ma sappiamo che i fatti sono ben diversi, tuttavia quando oggi il cliente o il vostro partner in affari si aspetta di avere un’organizzazione che agisca, parli e reagisca come una cosa sola non ci sono molte scelte.

3) LA TECNOLOGIA È PERVASIVA, E SI DIFFONDE A PRESCINDERE DALLA POLITICA DELL’ORGANIZZAZIONE

Implementare in azienda le nuove tecnologie è importante per due motivi:

– ci facilita le comunicazioni interaziendali e ci rende più produttivi

– ci permette di entrare a far pare di un trend più vasto, che è quello della digital distruption.

La tecnologia quindi oltre che un fondamentale abilitatore diventa anche uno dei fattori di spinta che ci obbligano a cambiare paradigma.

4) LE NUOVE TECNOLOGIE RAFFORZANO I LEGAMI DEBOLI

Zarantonello spiega che in azienda normalmente chi si assomiglia tende a raggrupparsi, il che può creare paradossalmente dei problemi, perché tende a mantenere l’informazione all’interno di gruppi di lavoro chiusi. L’abilità di chi governa le informazioni deve essere dunque quella di portare costantemente a contatto gruppi diversi e farli interagire in un ambiente comune.

Ecco quindi il ruolo chiave dei legami deboli, ovvero permettere alle persone che NON sono in un rapporto diretto e continuativo di entrare in interazione con altre aree aziendale e con le loro informazioni. Questo rende possibile una migliore circolazione della conoscenza in azienda e della collaborazione. I legami deboli fanno da connettori e nodi di rete.

Per far succedere ciò serve quindi un sistema di condivisione delle informazioni fluido e accettato da tutti, che massimizzerà questi meccanismi aziendali.

5) LA COLLABORAZIONE FA CRESCERE L’INNOVAZIONE E IL CONTRIBUTO DI CHI È DENTRO L’ORGANIZZAZIONE È INDISPENSABILE

L’ultimo buon motivo di Zarantonello per migliorare la comunicazione interaziendale è l’innovazione.

L’innovazione non avviene in poco tempo e se poche persone possono già fare la differenza, solo una cultura diffusa a tutti i livelli può diventare reale cambiamento.

Grazie a una comunicazione interaziendale ben progettata e continuativa, si ottiene un alto livello di coinvolgimento delle persone e il loro conseguente contributo al miglioramento che spesso solo chi fa le cose sul campo e conosce la realtà aziendale può dare davvero.

In conclusione la comunicazione interaziendale e la collaborazione in azienda sono gli ingredienti “segreti” del business di un’azienda.

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Il Social Business fra i pilastri dell’innovazione digitale https://www.pat.eu/2016/social-business-fra-pilastri-dellinnovazione-digitale/ Wed, 13 Jul 2016 15:48:06 +0000 /?p=7049/ Social Business come Social Intranet, piattaforme di Social Collaboration, Social HR, ma anche reputation e sentiment, customer satisfaction e social network Le Portanti dell’Innovazione Digitale, fra cui il mercato Social Business, stanno già influenzando il mercato ICT in tutto il mondo. Un articolo su bitmat riporta i trend mondiali dell’innovazione digitale che stiamo vivendo. Nell’immagine […]

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Social Business come Social Intranet, piattaforme di Social Collaboration, Social HR, ma anche reputation e sentiment, customer satisfaction e social network

Le Portanti dell’Innovazione Digitale, fra cui il mercato Social Business, stanno già influenzando il mercato ICT in tutto il mondo. Un articolo su bitmat riporta i trend mondiali dell’innovazione digitale che stiamo vivendo.

Nell’immagine che segue sono state riassunte le Portanti dell’Innovazione Digitale:

Innovazione_digitale

Come si nota dal grafico il mercato che ha e che prevede investimenti maggiori è quello dell’IoT, Internet of Things. L’IoT ha avuto buoni tassi di crescita nel 2015 (tra il 15 e il 20%) ed evidenzierà tassi di crescita a medio termine ancora più elevati rispetto agli attuali (tra il 20% e il 25% medio annuo), stimando che per il 2018 si arriverà a un mercato doppio rispetto all’attuale.

Al secondo posto per investimenti, si trova il mercato dell’Information Security e Cloud che già ad oggi sono mercati importanti (tra i 50 e i 70 miliardi di dollari nel 2015). L’Information Security promette di mantenere i trend attuali in modo costante (tra il 5 e il 10% di crescita annua). Il Cloud è cresciuto velocemente negli ultimi due anni (tra il 20 e il 30%) e promette una crescita media annua di poco inferiore per il futuro (tra il 20% e il 25%), prevedendo che possa raddoppiare in valore nel giro di 3 anni.

Al terzo posto ci sono i Big Data (infrastruttura middleware per raccogliere e storicizzare i dati, le componenti applicative di analytics e i relativi servizi quali design, system integration, managed services) con un mercato tra i 20 e i 40 miliardi di dollari nel 2015.

Segue il mercato Mobile Business (applicazioni e servizi in mobilità in ambito workplace, ERP, CRM, SCM, BI, rapporti con i clienti, mobile device management), che accelererà nel prossimo triennio, fino a sfiorare crescite annue del 30%.

Ed ecco che si arriva anche al mercato del Social Business, che si suddivide in strumenti per uso interno all’azienda (Social Intranet, piattaforme di Social Collaboration, Social HR) e strumenti per uso esterno (analisi e monitoraggio reputation e sentiment, customer satisfaction e social network). Questo mercato ha evidenziato nel 2015 tassi di crescita tra il 20% e il 25%, che promette di mantenere nei tre anni successivi.

Queste statistiche rispecchiano gli investimenti che ha attuato e sta attuando la tua azienda?

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La cultura della condivisione: nuovi approcci per lo staff IT Service Management https://www.pat.eu/2016/la-cultura-della-condivisione-nuovi-approcci-itsm/ Thu, 05 May 2016 08:24:14 +0000 /?p=5424 Le prestazioni di qualsiasi organizzazione non dipendono esclusivamente dai modelli su cui si basano, dai processi predefiniti o dalle strutture che li governano, bensì dalle capacità! Questo significa, quindi, che in un’organizzazione le persone (e quindi le loro capacità) sono un asset importante e strategico su cui puntare. È fondamentale quindi un continuo sviluppo professionale […]

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Le prestazioni di qualsiasi organizzazione non dipendono esclusivamente dai modelli su cui si basano, dai processi predefiniti o dalle strutture che li governano, bensì dalle capacità! Questo significa, quindi, che in un’organizzazione le persone (e quindi le loro capacità) sono un asset importante e strategico su cui puntare.
È fondamentale quindi un continuo sviluppo professionale delle risorse aziendali, compresi coloro che si occupano di Service Management.

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La vignetta evidenzia come i team IT siano spesso restii alle forme di collaborazione. Esistono invece nuovi approcci per l’apprendimento, che coinvolgono fortemente la collaborazione, che permettono di combinare in maniera vincente skill lavorativi e caratteristiche social e che consentono di migliorare l’apprendimento delle risorse e incrementarne le capacità.

Tools di enterprise social network, sono strumenti idonei a tale scopo: con un’interfaccia informale e social sono facili da utilizzare e sono predisposti alla condivisione di contenuti, documenti e conoscenza. Attraverso gruppi e/o communities le informazioni sono facilmente condivisibili: practice aziendali, coaching, seminari, conferenze, training.

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Anche il termine “Network Aziendale” ha il suo perché https://www.pat.eu/2016/anche-termine-network-aziendale-suo-perche/ Wed, 09 Mar 2016 09:16:36 +0000 /?p=6974/ Le parole “network aziendale” a che cosa ti fanno pensare? Il focus degli ultimi articoli è stato incentrato sul perché nella pianificazione delle attività di social e digital transformation aziendale ci si deve ricordare della community aziendale. Sono stati buttati giù 6 buoni motivi e sono stati approfonditi i primi 3. Pensando al quarto motivo, […]

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Le parole “network aziendale” a che cosa ti fanno pensare?

Il focus degli ultimi articoli è stato incentrato sul perché nella pianificazione delle attività di social e digital transformation aziendale ci si deve ricordare della community aziendale. Sono stati buttati giù 6 buoni motivi e sono stati approfonditi i primi 3.

Pensando al quarto motivo, ovvero…

4. Rivisitare in chiave moderna il proprio network aziendale può ottimizzare la comunicazione interna e il numero di meeting, risparmiando tempo e soldi

…la domanda è nata spontanea: ma per network aziendale che cosa si intende esattamente?

Community aziendale, intranet, social network aziendale/enterprise social network e network aziendale. Sono tutti sinonimi, ma in quanto tali, hanno sfaccettature di significato diverse.

Pensando alle parole “network aziendale”, viene da sottolineare il termine network e quindi networking. Cosa significa fare networking?

Un articolo su comunitazione.it riporta una definizione precisa e concisa:

Networking significa creare e governare le relazioni e i rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti in modo organizzato e consapevole.

L’analisi dettagliata della frase parte dai verbi “creare” e “governare”. Il termine “creare” indica che le relazioni non sono qualcosa che qualcuno ti può imporre, ma sono il frutto di una nostra azione che parte spontaneamente o in reazione a uno stimolo esterno. Il verbo “governare” invece indica che queste relazioni devono essere gestite nel tempo, sviluppate e coltivate.
Infatti, come ha spiegato anche Giacomo Mason nel webinar “INTRANET STRATEGY 2016 – Come rendere la tua Intranet aziendale più performante: progettazione, strategia e organizzazione”, un progetto di network aziendale non è un progetto per scattisti, ma per maratoneti.

La definizione di networking continua e dice che queste relazioni devono essere gestite in modo organizzato e consapevole. Cosa significa? Se le relazioni sono più o meno spontanee (ed è corretto che siano così, perché per forza non si fa neanche l’aceto), è necessario non lasciare all’istintività e al caso la gestione e il mantenimento della rete. Serve quindi organizzazione, ma anche consapevolezza delle azioni che facciamo.

L’articolo mette in luce anche un altro aspetto fondamentale: l’analisi della definizione ci porta a comprendere come il fare networking dunque sia prima di tutto una forma mentis, un modo consapevole e motivato di gestione della propria rete. Ecco perché la condivisione dei valori e della cultura aziendale da parte dei dipendenti e collaboratori è fondamentale per la creazione di un vero network aziendale.

Quando si parla di network aziendale non si fa solo riferimento alla comunicazione e relazione interna all’azienda, ma anche a quella esterna. In questo caso, se paragoniamo questi termini con le parole “intranet” o “social network aziendale”, ci focalizziamo più sull’aspetto interno all’azienda.

Se quindi parliamo di network aziendale come di una rete intranet, è bene ricordarci anche l’obiettivo che una rete intranet ha e che è ed è sempre stato quello di facilitare la comunicazione all’interno di un’azienda, creando un sistema d’informazione a basso costo.

Si può affermare, quindi, che il network aziendale o rete intranet è uno strumento messo a disposizione delle persone per agevolarle nel proprio lavoro. Ma se le persone con il passare del tempo hanno cambiato modo di comunicare, significa che nel lungo periodo si sono diffusi nuovi strumenti in circolazione che vengono percepiti come più efficienti. Ne consegue che se il network aziendale non si evolve con gli usi e costumi delle persone, perde di vista e non raggiunge più il suo obiettivo primario, ovvero quello di facilitare la comunicazione interna a basso costo, agevolando il lavoro dei dipendenti. Ecco perché rivisitare in chiave moderna il proprio network aziendale può ottimizzare la comunicazione interna e quindi anche il numero di meeting, risparmiando tempo e soldi. Per la rivisitazione in chiave moderna della intranet aziendale, scopri Teammee.

Come dice Gianluigi Zarantonello nell’articolo: Il networking funziona. Sviluppando e gestendo reti di relazioni in modo limpido, organizzato e rispettoso delle regole si ottengono molti vantaggi che compensano largamente gli sforzi fatti in un primo momento per iniziare, senza contare che avere proficue relazioni d’interazione e scambio con molte altre persone è piacevole ed arricchente anche al dì là del fine strettamente lavorativo.

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Perché rinnovare la rete intranet? Il primo incentivo https://www.pat.eu/2016/perche-rinnovare-la-rete-intranet-primo-incentivo/ Wed, 17 Feb 2016 08:47:43 +0000 /?p=6965/ Rivisitare in chiave moderna la rete intranet aziendale è parte del processo di social & digital transformation di un’azienda Nel precedente articolo “6 buoni motivi per ricordarsi della community aziendale” sono stati brevemente visti i vantaggi che un’azienda può ottenere modernizzando la propria community o rete intranet aziendale. Proseguiamo con l’analisi di ciascun vantaggio. Partiamo […]

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Rivisitare in chiave moderna la rete intranet aziendale è parte del processo di social & digital transformation di un’azienda

Nel precedente articolo “6 buoni motivi per ricordarsi della community aziendale” sono stati brevemente visti i vantaggi che un’azienda può ottenere modernizzando la propria community o rete intranet aziendale. Proseguiamo con l’analisi di ciascun vantaggio. Partiamo con il primo.

1. Una rete intranet moderna può far conoscere meglio le proprie risorse

1.1 Il punto di vista del dipendente

Molte ricerche (per citarne una vi segnalo quella condotta da Oracle di cui parlo in questo articolo) dimostrano che la volontà dei lavoratori di sentirsi considerati come la parte più importante e rappresentativa dei processi aziendali sta aumentando. È come se questo loro desiderio fosse direttamente proporzionale al diffondersi dei social network nel mondo: più i social network prendono campo e vengono usati dalle persone, più queste stesse persone si abituano a questi nuovi meccanismi di protagonismo e relazione e desiderano averli anche all’interno dell’azienda per cui lavorano. Vogliono sentirsi (e sono) la risorsa più importante, quella indispensabile, che permette di raggiungere gli obiettivi e i successi aziendali. Vogliono farsi conoscere, trovare una maggior partecipazione in azienda ed essere maggiormente coinvolti.

Come si fa a dare alle persone ciò che chiedono? Come si fa a trasmettere queste sensazioni al personale aziendale? Attraverso le rete intranet aziendale.

Siamo a febbraio, il mese dell’amore e come diceva Confucio:

Scegli un lavoro che ami, e non dovrai lavorare neppure un giorno in vita tua.

La rete intranet è il mezzo attraverso il quale è possibile far ritrovare la motivazione e, perché no?, anche la passione e il coinvolgimento delle persone nel proprio lavoro. Le persone tramite i social network si sono abituate a dar voce ai loro pensieri e alle loro opinioni, a sentirsi protagonisti. La rete intranet deve riuscire a far traslare queste meccaniche anche all’interno dell’azienda.

Come? Evolvendosi.

La rete intranet deve evolversi da semplice archivio documentale o da strumento per comunicazioni unidirezionali a qualcosa di più social, con tool che enfatizzano le relazioni fra le persone, la collaborazione e la condivisione proprio come succede sui social network.

Non investire nella “ristrutturazione” della rete intranet significa non permettere alle persone di farsi conoscere, di renderle più partecipi e coinvolte; significa demotivare il personale aziendale e quindi abbassare la produttività.

1.2 Il punto di vista dell’Azienda

Le persone cambiano e si dimenticano di avvisare gli altri – Lillian Hellman

Uno degli obiettivi di business del management di un’azienda è quello di ottimizzare le risorse di cui dispone, ma per farlo è necessario conoscerle e quando si parla di persone, si sa che la conoscenza non è mai abbastanza.

Rivisitare la rete intranet in chiave moderna significa avere uno strumento che ti permette di approfondire la conoscenza delle persone in azienda, perché fa emergere:

– il carattere delle persone (utile per collocarle nel ruolo e attività più idonee)

– le competenze nascoste, quelle meno evidenti che le persone hanno e acquistano nel tempo. Per fare un esempio riporto un aneddoto raccontato da Alessandro Donadio, in cui si racconta di un’azienda, che per anni ha pagato delle risorse esterne per tradurre dei documenti in lingua russa, quando invece c’era già una risorsa in azienda che aveva tale competenza.

Modernizzare la rete intranet significa avere una maggior conoscenza delle persone, che permette di renderle più produttive.

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6 buoni motivi per ricordarsi della community aziendale https://www.pat.eu/2016/6-buoni-motivi-ricordarsi-della-community-aziendale/ Wed, 10 Feb 2016 08:32:42 +0000 /?p=6959/ Perché nella pianificazione delle attività di social e digital transformation aziendale non ci si deve dimenticare della community aziendale? Ecco 6 buoni motivi per ricordare. La maggior parte delle aziende ha già promosso e avviato specifici programmi interni di social e digital transformation, ma dalla ricerca di Altimeter sappiamo anche che questi programmi sentono la […]

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Perché nella pianificazione delle attività di social e digital transformation aziendale non ci si deve dimenticare della community aziendale? Ecco 6 buoni motivi per ricordare.

La maggior parte delle aziende ha già promosso e avviato specifici programmi interni di social e digital transformation, ma dalla ricerca di Altimeter sappiamo anche che questi programmi sentono la mancanza di una strategia globale coerente. Infatti solo il 36% dei top manager e dei digital strategists intervistati ha dichiarato di aver pianificato una strategia digitale i cui processi trasversali vengono gestiti attraverso la community aziendale online.

Ma perché è così importante servirsi della community aziendale? Perché Non si può essere social solo a metà (vedi articolo precedente). Approfondiamo questo concetto.

La tua azienda è già sui social network. Perché? Perché il top management ha capito che dalla nascita del web 2.0 è sui Social che le persone si ritrovano, parlano e ricercano informazioni. Ed è sempre lì che le persone parlano dei Brand, indipendentemente dalla loro presenza sul Social o meno.

L’azienda se usa bene i social network può ottenere importanti vantaggi:

1. Può conoscere meglio il proprio target.

2. Può migliorare la reputation del brand.

3. Può aumentare la fidelizzazione dei clienti.

4. Può ottimizzare le attività di comunicazione, risparmiando tempo e soldi (online si raggiunge target più mirati e la pubblicità ha costi più contenuti).

5. Può migliorare la customer experience.

Gli stessi (ma diversi) 5 vantaggi si potrebbero ottenere riuscendo a sviluppare anche internamente le stesse logiche e strategie attuate sui social. Come? Attraverso la rivisitazione in chiave moderna della community aziendale.

Rivediamo i 5 (+1) vantaggi:

1. Può conoscere meglio il proprio target ⇒ Può conoscere meglio le proprie risorse

2. Può migliorare la reputation del brand ⇒ Può migliorare l’employer branding

3. Può aumentare la fidelizzazione dei clienti ⇒ Può aumentare la fidelizzazione dei dipendenti, rendendoli ancor più “brand ambassadors”

4. Può ottimizzare le attività di comunicazione risparmiando tempo e soldi ⇒ Può ottimizzare la comunicazione interna e il numero di meeting risparmiando tempo e soldi

5. Può migliorare la customer experience ⇒ Può far emergere le criticità e le buone pratiche aziendali

5+1. Può creare innovazione.

In che modo si possono ottenere questi vantaggi? Lo scopriremo nella prossima puntata. Stay tuned.

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L’azienda non può essere social solo a metà https://www.pat.eu/2016/lazienda-non-puo-social-solo-meta/ Wed, 03 Feb 2016 16:37:40 +0000 /?p=6943/ Cosa significa per un’azienda essere social? Ed esserlo solo per metà? Essere social per la maggior parte delle aziende significa utilizzare i social media per comunicare con i clienti o potenziali tali, perdendo importanti opportunità, perché in realtà essere social significa qualcos’altro, che necessariamente comprende l’aperto dialogo con il proprio target, ma non solo. Per […]

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Cosa significa per un’azienda essere social? Ed esserlo solo per metà?

Essere social per la maggior parte delle aziende significa utilizzare i social media per comunicare con i clienti o potenziali tali, perdendo importanti opportunità, perché in realtà essere social significa qualcos’altro, che necessariamente comprende l’aperto dialogo con il proprio target, ma non solo.

Per spiegare e capire meglio questo concetto è possibile utilizzare e pensare alla metafora dell’iceberg.

In molte immagini e infografiche che circolano in rete, infatti, la struttura di un’azienda, spesso e volentieri, viene paragonata a un iceberg.

Appurato che un iceberg è una montagna di ghiaccio che galleggia alla deriva sul mare, il  cui 90% del volume rimane sotto la superficie marina, è possibile considerare la “punta dell’iceberg”, cioè la parte emersa, come la parte del Brand che i clienti, o potenziali tali, vedono e quindi possono conoscere e Riconoscere.

branding
Immagine tratta da www.siashamsai.com

Come l’immagine riportata ci indica, la parte emersa dell’iceberg corrisponde, quindi, alla presenza online dell’azienda: sito web, blog e social presence.

L’azienda deve prestare molta attenzione a quest’area, poiché la strategia di presenza online che attua può modificare la percezione che il target ha del brand o i comportamenti dei consumatori. Per questo motivo deve essere il più credibile possibile e deve trasmettere affidabilità e competenza, oltre che i valori e la cultura aziendali, che necessariamente nell’era dei social media devono comprendere trasparenza e apertura al dialogo.

Fra le tipologie di presenza online che l’azienda può, e deve, utilizzare ci sono appunto i social network, perché rientrano fra gli strumenti più utilizzati sul web dalle persone e quindi dal proprio target. Ma perché li usano tutti? Qual è il motivo della loro diffusione nel mondo?

I social network sono importanti perché generano un valore aggiunto alle persone, poiché in un unico luogo possono contemporaneamente ottenere informazioni, creare contenuti, condividere esperienze, collaborare per fini comuni e costruire nuove relazioni.

Il Brand presente sui social network ha gli stessi valori aggiunti, ma ne ha anche qualcuno in più: può comunicare in modo bidirezionale con il proprio target, può percepire il sentiment che tale target ha nei confronti dell’azienda, ottimizzando la comunicazione, può “ascoltare” le esperienze e leggere i contenuti che le persone creano e condividono online inerenti l’azienda.

Se lo scopo principale delle community e social network è quindi quello di generare un nuovo valore aggiunto tramite il dialogo, la collaborazione e la condivisione delle informazioni, perché farlo solo verso l’esterno? Perché la maggior parte delle aziende si apre solo verso i clienti o potenziali tali?

In pratica, perché l’azienda è social solo a metà? Il valore si può generare anche dall’interno dell’azienda coinvolgendo dipendenti, collaboratori esterni, fornitori e partner, che, riprendendo la metafora dell’iceberg, compongono quel 90% di parte sommersa, che è nascosta, ma che c’è ed è il cuore portante dell’intera struttura.

Se l’azienda usa i social network per creare valore aggiunto dall’esterno, per creare valore aggiunto anche dall’interno è necessario riportare le stesse logiche e meccanismi delle community online. Questo è possibile implementando e utilizzando un social network aziendale o piattaforma di social collaboration.

Il valore aggiunto che si sviluppa dai social network lo danno le persone, ma anche l’azienda è formata da persone, quindi riportiamo le persone al centro anche internamente. Potete farlo con Teammee, il social network aziendale made in italy.

L’azienda non deve essere social solo a metà. Trasformiamola in una vera social organization.

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Intranet nelle banche: nuovi investimenti nel 2016 https://www.pat.eu/2016/intranet-nelle-banche-nuovi-investimenti-nel-2016/ Thu, 21 Jan 2016 16:19:08 +0000 /?p=6935/ Le intranet nelle banche sono in continua evoluzione e lo conferma una ricerca dell’Osservatorio Smart Intranet e Workspace Innovation Questa ricerca, curata non solo dall’Osservatorio, ma anche da Abi Lab, Centro di Ricerca e Innovazione per la Banca, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, ha visto come protagonisti 24 intranet […]

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Le intranet nelle banche sono in continua evoluzione e lo conferma una ricerca dell’Osservatorio Smart Intranet e Workspace Innovation

Questa ricerca, curata non solo dall’Osservatorio, ma anche da Abi Lab, Centro di Ricerca e Innovazione per la Banca, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, ha visto come protagonisti 24 intranet manager di diversi gruppi bancari italiani.

Dalle varie interviste si evince che a partire da quest’anno il 33,3% delle banche aumenterà gli investimenti per la propria intranet, mentre più della metà manterrà inalterato il budget rispetto all’ultimo anno (58,3%).

Questo è quanto si legge da un articolo pubblicato su Banca&Mercati, che riporta i risultati di questo studio.

Le banche stanno evolvendo, in quanto anche questo settore è sempre più sensibile al cambiamento digitale che attualmente è in corso in moltissime aziende. Infatti, la intranet nelle banche è sicuramente uno strumento fondamentale per l’operatività interna e lo sviluppo e la diffusione della conoscenza.

Una delle domande che è stata posta agli intranet manager intervistati, è relativa al ruolo che deve avere la intranet nelle banche nel supportare i macro processi interni. Quasi la metà dei gruppi intervistati ha risposto che intende sviluppare la intranet a supporto delle attività commerciali, di marketing e nell’ambito del servizio clienti e delle operazioni finanziarie e creditizie.

E’ evidente che la intranet viene identificata come lo strumento cardine più innovativo per creare nuove possibilità di collaborazione e condivisione all’interno delle banche, ma anche di relazione interna ed esterna, perché si ricerca dei nuovi modi di lavorare delle persone, che siano più produttivi ed efficaci.

I confini (le aree di utilizzo) e le modalità di accesso (mobile, pc, tablet…) a questo strumento mirano a essere più flessibili. Dal punto di vista dei confini, infatti, lo studio rivela che la intranet nelle banche viene integrata e utilizzata all’interno delle procedure bancarie (95,8% degli intervistati), della comunicazione interna (82,9%), della gestione della compliance (54,2%) e del catalogo di prodotti e servizi (83,4%).

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Sopra un esempio della piattaforma intranet Teammee integrata all’interno del software di help desk HelpdeskAdavanced (integrazione sviluppata per permettere una migliore gestione degli eventi, della documentazione, degli incident e dei ruoli).

Dal punto di vista della modalità di accesso invece, vediamo, che le intenzioni sono quelle di potenziare la “mobilità”: le intranet delle banche sono accessibili ai dipendenti a ogni orario e da qualunque luogo e dispositivo, rispettivamente nel 41,7% e nel 33,3% dei gruppi del campione.

E la vostra intranet? Come viene utilizzata e in quali processi è stata integrata?

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